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Castegnato, Brescia, Italy
Da qualche parte ho letto che chi va in montagna è sempre in cerca di qualcosa … non so se è una regola valida per tutti gli alpinisti, sicuramente lo è per me. Sono Massimiliano Bocchio, nato il 29 maggio del 1980, cresciuto a Calcinato e dal luglio 2012 residente a Castegnato. Mi sono diplomato come geometra nel 1999 al Tartaglia di Brescia, con il massimo dei voti, e ho studiato architettura al Politecnico di Milano, fermandomi a pochi esami dalla Laurea. Ho lavorato in alcuni studi tecnici come geometra e progettista d’interni, ho fatto l’agente di commercio per due anni e ora, dall’ottobre 2010, sono responsabile dell’ufficio tecnico presso un azienda di bagni prefabbricati. Oltre al mio lavoro diurno, c’è dal 1999, un lavoro notturno come dj che amo e che mi permette di coltivare una delle mie passioni ossia la musica. Amo la montagna,l'alpinismo è diventanto parte inscindibile della mia vita. Questo blog nasce dalla voglia di mettere in ordine pensieri, esperienze e sogni.
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sabato 1 novembre 2014

Zamba, Piccole Dolomiti Bresciane


Non ce ne sono di palle!
Quest' anno è stato quello dove ho scalato meno in assoluto, vuoi perchè a giugno mi sono sposato, vuoi perché il meteo è stato poco clemente, vuoi perché ho lavorato parecchio anche nei week end. In tutta la stagione, da aprile ad ottobre, credo di esser andato in falesia una quindicina di volte…pochissime!
….un disastro!
Questo lo è perché il mio approccio alla scalata è ancora molto fisico e se non mi sento ben preparato, so di non riuscire nemmeno ad applicare due cavolo di regole base per la progressione.
Le due vie fatte ad inizio stagione con Luca e Michele le ho sofferte tantissimo dal punto di vista mentale, non ero mai tranquillo, e mi ha tolto tutto il piacere della grande scalata fatta.
L’ unica vera nota positiva della stagione? Il corso sul metodo Caruso fatto in Val di Mello a fine settembre, che sicuramente mi ha dato moltissimi spunti su come meglio muovermi e rivolgermi alla montagna.
Fissati un paio di concetti, ho iniziato subito a pensare al ghiaccio…il mio amato ghiaccio e ad allenarmi per realizzare un paio di sogni nel cassetto.
…ma fermi tutti…
Qualche settimana fa, sento il Guerza che mi propone di ripete la Sua via aperta da pochissimo alle Piccole Dolomiti Bresciane.
Sì! Quella via dedicata ad Andrea Zambaldi , morto in Himalaya.
Questa proposta mi ha fatto molto piacere, ma la prima riflessione che ho fatto è stata …“ il 6c a vista non l'ho mai avuto da quando scalo e men che meno quest'anno”…ma si sa, l'alpinismo non è mai solo una questione di numeri.
Ammetto che qualcosa da subito mi si è acceso dentro e mi ha fatto pensare “ PROVALA”…Ma che tipo di arrampicata è? tacche e buchi!...e allora …
OK VADO!E’ MIA!!!
Contatto il Macca, con il quale ci si riprometteva di tornare a fare qualcosa insieme.
E’ andata!
Accetta di provarla assieme a me.
Partenza alle 7:00 da Brescia direzione Maniva… alle 8:00 siamo già a
Destinazione.
…Si comincia…partiamo!
La prima mezz'oretta l’abbiamo dedicata all’ avvicinamento, seguendo un’ impegnativo sentiero che porta al Dosso Alto,partendo da dietro la chiesetta del parcheggio del Maniva e ...siamo presto all'attacco.
Non abbiamo nessuna relazione scritta da seguire ma solo una foto della parete con il tracciato della via e alcune foto che mi ha girato il Guerza.
Il primo tiro segue una fessura leggermente strapiombante per un paio di metri poi fa una lunga diagonale in salita verso sinistra.
Il Macca si propone di partire per primo, dentro di me sono felicissimo…il 6c voglio "papparmelo" IO.
…Pronti via!...
Il Macca parte...primo rinvio messo...secondo rinvio messo…e poi...bestemmie!
Da sotto sembra facile ma in realtà non lo è, il 6b è proprio nei primi metri e a freddo, a novembre, a nord, a 1600 m, alle 9 di mattina non è il massimo!
Passata la partenza hard, inizia a fare il traverso e circa a metà tiro altro passaggino delicato.
Il Macca passa cercando qualcosa in alto ed io provo a scendere un pò , questo forse è il modo più easy per passare.
Primo tiro: 6b…grado confermato in pieno direi!
Ora tocca a me! Gli spit sono sempre messi in modo impeccabile e sicuramente la cosa mi aiuta ad essere un pò più sereno.
Dalla sosta mi sposto ancora di qualche metro a sinistra e poi un cordino infilato in un micro buco sembra indicare che è arrivato il momento di salire. Do una rapida occhiata e vedo un paio di cose buone ma preferisco bloccarmi per ragionare bene suoi passi da fare. Effettivamente la sequenza da fare è dura ed in qualche modo passo…si tratta di almeno un paio di metri molto intensi, tra cui buchi vagamente buoni sulla sinistra e piedi su poco o niente a destra. Dopo questa parte il tiro molla un pochino come grado, passo a destra di un lamone abbastanza fisico da vincere, e poi ancora traverso in salita verso sinistra, fino ad arrivare alla seconda sosta, dove si trova libro di via.
Ne ho firmati diversi di libri di via, ma questa volta è stato diverso!
Il perché è stato lasciato lì e chi l'ha lasciato…trovandolo è stato molto toccante.
Sapendo poi, che i primi ripetitori siamo io e il Macca ed io per la prima volta firmo una "prima" mi ha reso felice come non mai!
Terzo tiro, tocca al Macca.
Parte!...ma dopo aver messo il primo rinvio e fatto qualche numero decide di ripassarmi la palla.
Provo a passare ancora più a destra da dov'è passato lui e mi sa di aver capito che è la strada giusta. Roccia ancora bella ma da circa metà tiro in poi ci si sposta camminando sulle uova. Tiro molto lungo, direi almeno 50 m, che, essendo un pò articolato e non dritto, fa fare dei bei angoli alla corda. Peccato che di rinvii lunghi ne avessimo pochi e quando sono arrivato in sosta il recupero della corda è stato impegnativo! Sosta sempre su spit appena sopra una di quelle simpatiche piante che vivono in piena parete su un fazzoletto di terra. Per il quarto tiro il Guerza mi aveva avvertito che sarebbe stato meglio, almeno per il primo di cordata…ricordati di “mettere scarpe da avvicinamento anziché salire con le scarpette d'arrampicata”… consiglio prezioso! Infatti il Macca passa veloce fra le zolle sulle rocce, io un pò meno. Tiro da 60 metri.
Il Quinto tiro tocca a me, salgo fra roba grossa spacca e gradoni, un quarto grado classico direi. C’è solo un passaggio verso la fine del tiro che richiede un pò di malizia. La sosta è su alcune piante a ridosso della cresta.
Qualche foto e giù con le doppie! 3 per arrivare quasi a terra (con l'ultima si può arrivare a circa una decina di metri da terra e scendere nel canale di sinistra fronte parete con semplice disarrampicata).
Un sospiro!…e sì!...La via mi è piaciuta!
Ci sono molti passaggi e molti movimenti belli… spero di riprovarla con temperature più alte e di riuscire a farla tutta in libera.
Questa via mi ha dato diversi spunti di riflessione.
Sicuramente se non ci fosse stato il messaggio del Guerza non l'avrei mai provata , fermandomi al fatto che era al di sopra del mio grado. Questo, da una parte è il giusto modo di procedere anche se un po’ limitante perché mi preclude il confronto stesso con i miei limiti e le emozioni che ne conseguono. Tornando indietro la rifarei, quindi il mio escludere tante cose a priori forse va in parte rivisto. Una cosa che mi ha fatto riflettere riguarda il fatto che molte volte ho arrampicato ad ore ed ore di auto da Brescia...ma praticamente mai nelle montagne di casa.
Sciocco!decisamente! anche per questo aspetto devo un po rivedere le mie scelte.
Le emozioni che ho vissuto non sono certo meno forti di quelle che ho sentito in dolomiti o ad Arco, anzi, sotto certi aspetti lo sono state ancora di più perché mi ha permesso di vedere luoghi a me familiari da un "punto di vista" diverso.
Fare questa via mia ha fatto davvero venir voglia di piantar chiodi, di andare alla ricerca di una linea di salita, di esplorare….prendere e andare…

Complimenti agli apritori, Andre Guerzoni e Andrea Cominelli.












attacco

Partenza dal secondo tiro





ultimo tiro



lunedì 12 agosto 2013

Don Quixote, Marmolada

Per il Cervino lo scorso anno è stata "buona la prima" ma per la Marmolada no, è servito un "secondo atto".
Atto di forza come il film? D'incoscienza? Di follia? O di tutte le cose insieme?

Mi capita spesso mentre corro o nuoto, che fra gli allenamenti che faccio sono sicuramente i più pallosi, di pensare perché...perché lo faccio...allora sfoglio la mia "obiettivi list" densa di "big dream"...e sul podio di questa lista c'era la Marmolada.
Lo scorso anno ci ha detto no, abbiamo sbagliato l'attacco e quando l'abbiamo capito era troppo tardi, ora dopo averla fatto penso che è stato meglio cosi.
Non so perché ma mi viene a pensare a un acronimo che girava quando ero giovane (vent'anni fa!) C.B.C.R....cresci bene che ritorno...solo che questa volta non ero io a pensarlo mentre passavo davanti all'oratorio in vespa e vedevo le "nuove leve", era la signora Marmolada che l'ha detto a me e Luca.

Quest'anno abbiamo deciso di fare le cose super bene, il primo giorno oltre ad arrivare al rifugio siamo andati a cercare l'attacco per non sbagliare ancora.
La sera ci raggiungono dei nostri amici, boris e davide, che hanno il nostro stesso obiettivo ma con un approccio un pò più soft, ossia spezzando la salita in due giorni bivaccando sulla cencia posta circa a metà parete.
Io e Luca vogliamo tentare la salita in giornata, sapendo benissimo che se i tempi prestabiliti non vengono rispettati, c'è sempre la possibilità di calarsi in cengia e fare eventualmente la seconda parte della salita il giorno dopo in quattro, aspetto che dal punto di vista psicologico un pochino aiuta di sicuro!
Durante la cena al rifugio Falier, dal quale sono partiti praticamente tutti gli attori che hanno  celebrato fino ad ora l'opera "Marmolada", iniziamo ad "annusarci" in giro, molti escursionisti e pochi alpinisti...6 per la precisione, una coppia di francesi sulla quarantina abbondante diretti sulla via dell'ideale (presente nella mia dream list) e due cordate di italiani, anche loro  con delle facce da gente che ne sa...diretti al pesce.
Come direbbe un mio amico romano... Me Cojoni!!!
Ma in fondo...anche noi non siamo qua a pettinare le bambole! Don Quixote, Marmolada, Maricher (l'apritore) tutte cose che meritano quanto meno rispetto.
Io sono teso, come mai lo sono stato per una salita. Parto da casa teso, sono teso durante il viaggio, sono teso sempre prima di toccare la roccia...non so è per la lunghezza della via, per l'imponenza della parete, o più semplicemente perchè questa estate ho scalato pochissimo in ambiente per motivi lavorativi.
Cos'è cambiato rispetto allo scorso anno?
Sicuramente un diverso approccio mentale e una diversa preparazione fisica, non che lo scorso anno fossi fuori strada...ma il tempo e la continua ricerca aiuta a trovare la personale "ricetta" per crescere.
Poi, altra tappa fondamentale è stato il corso di roccia avanzato fatto con la società Ugolini.
Società storica Bresciana che ha formato moltissimi alpinisti, insegnando tecnica ed etica in montagna, io e Luca ne siamo fieri soci.
Un corso che ci ha dato tantissimo, in primis ci ha permesso di stringere amicizia con Claudio Inselvini che è stato il nostro istruttuore e direi anche guru, in secondis ( si può dire?) di "mettere apposto"come lui stesso ci ha detto un paio di cosine.
Le cosine per inciso erano...proteggersi bene con friend e dadi, chiodare, autosoccorso e arrampicata in artificiale.
Tutte cose FONDAMENTALI quando i sogni corrono molto lontani da una falesia spittata ogni 2 metri.

ore 3:55, suona la sveglia.

Un serie di gesti meccanici, poche parole, colazione, zaino in spalla e via (4:30)...
partiamo per primi dal rifugio, le altre cordate ci seguono a breve distanza.
L'attacco ancora si fa un pochino desiderare...ma alla fine arriva quel momento in cui il mondo da orizzontale è solo verticale.
5:30 via si parte...con la luce della frontale facciamo i primi tiri. Roba facile, ma va bene cosi, ci scaldiamo come si deve.
Io e Luca ci alterniamo con un buon ritmo, nei primi tiri vediamo bene le due cordate alla nostra sinistra impegnate sulla parte bassa del Pesce.
Capiamo che abbiamo un buon ritmo, pochissime esitazioni e una buona velocità.
Il diedro che ci porta in cengia arriva abbastanza velocemente, meglio di quando ci aspettassimo..alle 10 circa abbiamo già fatto circa 350 metri di parete...mangiamo qualcosa, la decisione se procedere o meno in giornata è presto presa...il tempo c'è, il meteo non è al top, decisamente freddino e con una fastidiossima nebbia ma dovrebbe reggere, via andiamo!
Percorriamo la cengia in salita fino ad arrivare alla parte alta della parete...il famoso pilastro è li di fronte a noi...tutte le foto viste e riviste ora hanno preso una prospettiva assolutamente reale.
Sembra meno cattivo da vicino, sembra.
I primi due tiri per alzarsi sono sono su placca, ovviamente come per praticamente tutta la via tranne i tiri più duri, non c'è quasi nulla...un paio di chiodi per tiro è già un lusso!
Qua ci incasiniamo un pò, probabilmente trovo una sosta intermedia o di qualche variante e sprechiamo un pò di tempo per tornare in sincronia con la relazione.
Per la cronaca abbiamo seguito quasi fedelmente quella di sass baloss, anche perchè le fotocopie della guida del Giordani le avevo lasciate in auto!
Saliamo ancora e arriviamo al primo tiro un pò cane della parte bassa, partenza dalla sosta in strapiombo e poi via di roba impegnativa.Tocca a me ma non sono troppo cattivo ed esito un pò, non ce ne sono di storie in un giorno cosi importante non sono al 100%, il freddo e la nebbia quando sono su roccia mi pesano tantissimo in termini di lucidità mentale. Altri quattro tiri soft ci permettono di alzarsi e arrivare al famoso tiro in A0 o VI+. Tocca a me...sono cosciente che cattiveria e lucidità oggi non sono con me, provo a fare qualche passo in libera ma poi decido di procedere tutto in A0, non siamo in falesia, non si vola su spit se si sbaglia non puoi farti calare a andare a farti una birra. Pazienza. So che la cosa mi brucia e mi brucerà ancora...ma la Marmolada è ancora li e chissà che magari prima o poi riuscirò a rifarla pulita al 100%.
Questo tiro mi spolpa per bene, inizio a sentire le energie esaurirsi. La freschezza e la fluidità della parte bassa della via sono un lontano ricordo.
Altro tiro altro regalo. Questa volta parte facile e poi diventa cattivo, c'è da proteggersi parecchio ma in qualche modo lo soffro molto di meno rispetto al tiro precedente anche se lo danno comunque per VI.
Parte Luca, un vero toccasana per me...peccato che più ci si alza...più ci si avvicina alla vetta...più c'è "roba" poco sana...la roccia da meno fiducia e il proteggersi diventa sempre più pesante mentalmente.
Come spesso capita per queste pareti non c'è solo un'uscita possibile, noi cerchiamo di seguire una linea che interpretiamo come quella della relazione, ma non sono molto convinto che sia stata quella giusta! traverso in salita su roba un pò marcia, poco proteggibile e che porta ad una sosta su roba marcia nel vuoto e con successiva partenza in strapiombo! cosa chiedere di meglio? provo a piantare un chiodo ma nulla...anzi...uno mi vola giù per la parete. va bhe! terrà no? poi io e Luca abbiamo deciso che non si vola...e infatti non siamo mai volati! il tiro dopo tocca a Luca, io sono gelato, batterie fisiche e mentali quasi a zero...spero che sbuca in vetta ma non è cosi...trova due spit martellati, proprio come nella relazione e scatta un pò di buon umore...siamo quasi fuori...
l'ultimo tiro lo fa ancora Luca, non banalissimo e poi sbuca fuori in vetta!
Come spesso capita di leggere in vetta non è che si vede la madonna (tranne in quelle con la statua) o si tocca il cielo con un dito etc o tutte quelle cose li da film americano...
Siamo felici si, molto soddisfatti, ma non si vede quasi un cavolo vista la nebbia e visto l'orario! le 21! la priorità ora è solo scendere e andare al bivacco. Ci sarà tempo per festeggiare.
Ad occhio ci saremmo calati verso sinistra (guardando il ghiacciaio) ma la posizione degli spit mi insospettisce e infatti è scendendo a destra che trovo l'altra sosta per la doppia...che ci porta con le nostre belle scarpette d'arrampicata direttamente sul ghiacciao della Marmolada! Terra...anzi no, Ghiaccio! uff...come lo si desidera a volte!
Infiliamo le scarpe bassa d'avvicinamento, usiamo il martello come picca e via in costa per il ghiacciao  fino ad arrivare al Bivacco all'interno della stazione alta della funivia, trovato non senza difficoltà/bestemmie e altre imprecazioni di varia natura.
Bivaco che più freddo di cosi...una stanta di 2 metri per 2 in cemento ricava dal locale macchina della funivia..senza una panca in legno o nulla di simile. Ci buttiamo a terra cercando di isolarci come meglio riusciamo. Luca ha il materassino e il sacco da bivacco, io uso anche il jolly del telo termico. Pur indossando tutto quello che abbiamo non riusciamo a chiudere occhio.
Pazienza. Per ammazzare il tempo Luca alle 2:30 mi propone di sistemare il materiale... la prossima volta che bivacchiamo porto le carte da briscola però!
Per noi è il primo bivacco...e mi sa che di cose ne abbiamo imparate!
Diamo notizie di noi a casa ma non basta, un sms dal cuore va anche a Claudio, quello che ci ha dato è stato determinante.
La mattina il sole è spettacolare, la vista da togliere il fiato...abbiamo fatto tutta 'sta fatica anche per questo in fondo! Prendiamo la funivia e scendiamo, zero voglia di camminare.
Si ritorna a casa, il meteo non ci permette di stare "in zona" per fare altro.
Anche ora, a distanza di oltre un mese, mi sembra ancora di essere li.
Penso a tante cose, penso al fatto che ce l'abbiamo fatto, e una via cosi lascia il segno, insegna tanto e butta un sacco di legna su un fuoco che brucia e brucia e brucia.
A casa poi ti senti piccolo, ma i sogni sono sempre di più e sempre più grandi.
Mi rimprovero certamente di non essere arrivato all'appuntamento pronto al 100% mentalmente.
Lo zaino era maledettamente pesante, non quello alle mie spalle, ma l'altro, quello invisibile pieno di paure, autolimiti, problemi di ogni giorno che come tanti sassi ti rendono la mente pesante e magari non ti permettono di ascoltare bene il cuore.
Come per il Cervino, il primo pensiero è stato "mai più"...il secondo è..."quando si riparte?"
Spero di tornare al cospetto della SUD, magari dopo aver sconfitto qualche altro mulino a vento.

La Sud


Il pilastro in centro
 
pronti via!

 
Luca , pen'ultimo tiro prima della cengia


io circa a metà parete


quasi in cengia...
al via la fase 2!
Luca a caccia di chiodi e nebbia



..avevo giusto voglia di uno strapiombo!

 


stiamo "uscendo dal facile"


 
 




quasi fuori!


..ed è vetta!

 
si scende di la?

Bivacco pronto

Cosa fare alle 2 di notte visto che non si dorme dal freddo? dividiamo il materiale! 
io e Luca 

sabato 19 maggio 2012

PORCI CON LE ALI - Parete di San Paolo - Arco (TN)

"Luca, non me la sento, facciamo le doppie e torniamo giù, mi dispiace"
Quella che doveva essere una grande avventura decido di fermarla dopo il secondo tiro.
Ho avuto paura, non sò se forse non sono ancora pronto per gestire vie alpinistiche di un certo livello, non sò se i sassi che ho visto cadere mi hanno spaventato oppure entrambe le cose...fatto sta che non avevo sensazioni positive e ho deciso di ascoltare il mio istinto e scendere.
Non è la prima volta che mi ritiro da una via, probabilmente non sarà l'ultima ma non importa, istinto e sensazioni in montagna forse più che in altri posti o situazioni sono da ascoltare.
Nostante il rientro non semplicissimo alle 12 siamo alla macchina, visto il sole, cosi raro in questo maggio decidiamo di goderci ancora qualche ora di roccia su qualcosa di spittato & facile sulla pareti di san Paolo, scegliamo porci con le ali...un nome che è tutto un programma!
Arrivati all'attacco parto bello carico ma il primo tiro con un pezzo di 6b mi crea subito qualche problema, risolvo velocemente...e via...verso una sosta che dal basso non si vedeva ed era molto affallota! pazienza...l'idea di una vietta veloce viene meno...tre cordate davanti a noi e non proprio in stile fratelli hubner! Secondo tiro non banalissimo fatto abbastanza rapidamente tranne il tratto appena prima della sosta.
Terzo tiro, super traverso/rampa facile, Luca arriva tranquillo in sosta. Quarto tiro un pò più complesso...partenza su una placca facile inclinata...e poi un traverso sotto un tetto per nulla banale...difficile da capire se era era il caso di stare più alti verso il tetto o più bassi...io decido di passare più alto mentre Luca poi mi dirà che è passato più basso...per finire una bella uscita su uno strapiombo bene appigliato e un piccolo diedro.
Gli ultimi due tiri li uniamo, da asino non avevo guardato la relazione  e in uno dei tanti rinvii che avevo messo non avevo notato l'altro spit vicino(chiaro segno di sosta!). per fortuna le mezze da 60 bastano e avanzano per sbucare fuori dalla placca finale dopo aver percorso un bel diedro e uno spigolo bello aereo.
La nostra sete di verticale è parzialmente placata per oggi, via nel complesso carina, sempre meglio di qualche ora in falesia...mettiamola cosi :-)

sabato 10 marzo 2012

Desiderio Sofferto - Monte Cimo-Brentino (VR) 10-03-2012

Questa volta è il buon Macca a scegliere la parete…e io a proporre un po’ di vie fra quelle "fattibili".
Sabato ore 6 partenza da casa mia, destinazione Brentino, via Desiderio Sofferto, un nome che è un programma!
4 tiri, grado massimo 6 a , discesa in doppia,  parete al sole,  roccia buona  e a completare il quadretto la possibilità di fare altre vie se il tempo e la testa lo concedono.
È la seconda volta che scalo in Brentino , la prima è stata sulla via “spigolo del quarto sole” che è in qualche modo nel mio cuore e che è una delle poche vie che ho fatto nel 2009 e che spero di ripete. 
Dentro di me ne porto un ricordo speciale,  al tiro chiave, il 6b circa a metà parete, l’altra cordata che era con noi non riesce a passare…e decide di ritarsi. La determinazione del Macca riesce a farlo passare, integrando con un friend, io arrivo al passaggio chiave e non riesco, mi blocco mentalmente, ho paura e da vigliacco decido che quello che ho fra le mani non mi basta per passare…tiro il friend…che però non era stato messo a regola d’arte ed esce ferendomi ad un orecchio…se fosse stato vero che ero messo male sarei dovuto volare…e invece no… quello che avevo per mani e piedi era sufficiente, mi sveglio, capisco che posso farcela e passo. Quella è stata una delle lezioni che ho avuto in parete che più spesso mi fa riflettere su quanto le mie paure e insicurezze mi fanno perdere la lucidità per usare al 100% le mie forze e le mie capacità…
L’altro ricordo che ho di quella parete è una persona, una persona che ora non c’è più e di cui prima o poi troverò il coraggio di parlare.
Eravamo alle prese con la seconda doppia per la discesa e per la prima volta incontrai Beppe in parete, poche parole in sosta e l’ho visto partire su un 7a con una lucidità, una calma, una precisione, una determinazione che non dimenticherò mai.
Mi aspettavo molto dal Brentino, la roccia non mi ha deluso, la via un po’ si.
Dopo circa un’ora di avvicinamento siamo al cospetto di questa “rampa” sovrastata da un tetto pauroso.
Primo tiro, parto io. Un lungo IV poco spittato e poco entusiasmante. Secondo tiro, parte il macca, si fa un pezzo di traverso verso destra e inizia a salire…arriva ad un muretto e inizia a tirare porconi…non riesce a passare….ci prova …ci riprova e si maledice perché c’è tutto ma manca solo un po’ di sana incoscienza…o sana coscienza di se stessi per fare il passaggio senza troppa esitazione…io sono un po’ perplesso…sulla carta non avremmo dovuto trovare nulla di cosi complicato!
In qualche modo arriva in sosta e io dopo di lui, con anch’io la mia bella dosa di porconi che volano per il Brentino.
Terzo tiro, il più lungo, parto abbastanza determinato, mi muovo con calma e cerco di usare la testa, ma la mia testa oggi non c’è , l’aria fredda, i pensieri, non so…non sono al 100%. Mi sparo tutti i 50 m di tiro con qualche esitazione sugli ultimi metri prima della sosta.
L’unica cosa che voglio è scendere il prima possibile da questa via, non mi piace, non mi da nulla.
Il macca si fa l’ultimo tiro, non seguendo le mie indicazioni va troppo a sinistra ma in qualche modo arrivamo su.
La sensazione è che abbiamo fatto un po’ zig zag fra le vie presenti nella parete, non trovando le cose più facili ma quelle un po’ più strong….non c’è problema…non me ne frega nulla in realtà…l’unica cosa che voglio è fare le doppie e scende!
Altra via per oggi? No grazie…magari un’altra volta.
 Ciao caro Brentino, a presto! Io porterò un po’ più di testa…e tu vedi di regalarmi una bella via!
la parete ancora in ombra... la via è sulla "rampa" sotto il super tetto

un primo sguardo in su


uno sguardo in giù dal terzo tiro



belli "carichi" prima delle doppie!


sabato 25 febbraio 2012

Similaun - Placche zebrate Arco (TN) 25/02/2012

Ultimo sabato di febbraio, già da quasi due settimane c’era un bel progetto in Val Daone da scalare picche&ramponi ma…questo stramaledetto inverno, poco amico dei ghiacciatori, ha deciso di giocare l’ultimo scherzetto facendo schizzare vertiginosamente in su le temperature e rendendo quindi tutto il ghiaccio verticale poco sicuro.
Cosa fare?in fin dei conti la corda e i moschettoni sono già pronti?...scatta il piano B…si ritorna a scalare su roccia!
Visto che comunque siamo a febbraio meglio cercare di arrampicare il più possibile al sole…quindi pensiamo alle Placche Zebrate ad Arco.
Curioso un po’ per la guida del Filippi e trovo Similaun, 400 m circa di dislivello, 430 di sviluppo, grado massimo 6a che però è anche il grado obbligatorio secondo altre relazioni, non molti spit in parete, un po’ di roccia unta per le ripetizioni, sempre numerose alle placche, ma il giudizio globale sembra buono…..
Direi perfetto!è al sole, è abbastanza lunga e essendo un’arrampicata prevalentemente “placcosa” più che passaggi fisici ci aspetta della simpatica aderenza!!! Grgrg…non è il mio punto forte…anzi…ma proprio per questo mi devo applicare! (dalla serie…il ragazzo è intelligente…ma non si applica!!!)
Il socio approva la via…anzi anzi anzi… i soci! Ebbene si…grande ritorno in parete del Macca! Per la precisione non si univa a me a Luca da Mercurio Serpeggiante, maggio 2011 se non ricordo male.
Ritrovo a casa mia alle 6, via veloci verso Arco, colazione al bar delle Placche insolitamente privo di climber, sostituiti non egregiamente da qualche pescatore ( i climber sono più belli dei pescatori diciamolo!).L’avvicinamento è breve e prima delle 8 siamo all’attacco.
Pronti via?direi di si…mi aspetta un bel viaggio da fare…
Quando ti si presenta una persona a volte, da pochi attimi  e da qualche parola è già  possibile percepirne i tratti salienti del carattere…con Similaun è stato cosi…
La via si è presentata subito con un tiro di 5c lunghissimo(almeno 50m ), poco protetto (credo di aver messo  6 rinvii) e con tanta tanta aderenza. Arrivato alla prima sosta ho già caldo e mi devo togliere almeno lo smanicato…ma non sono il solo…anche i soci quando arrivano pensano bene di alleggerirsi.Riparto subito per un tiro facile…la relazioni lo danno 4c, ma è molto utile per “mollare” un attimo dal primo tiro.Il terzo tiro dalla guida del  Filippi viene dato come 5 a  ma da un’altra relazione che abbiamo 5c….mi sa che per l’ennesima volta il Filippi ha cannato! I soci arrivati in sosta confermano la mia teoria del 5c…sosta schifosamente comoda, grandissima…Luca si lamenta perché non hanno messo una panchina…in effetti ci stava!Quarto tiro, ocio a non sbagliare o si va a finire su i giochi di silvia con una simpatica seria di 6b+ e 6c…anche no per oggi dai! Pochi metri in su e pochi metri a destra e la nostra nuova sosta appare.Quinto tiro…mmm…6a spittato lungo! Bene….parto troppo lanciato sulla destra ma non va,il passaggio è da cercare verso sinistra…qualche bel respiro e qualche imprecazione (io? Imprecare? Strano…)e via…ogni tanto mi ritrovo a guardare le mie scarpette spalmate e a benedire la “mescola morbida” delle mie gomme (chissà se è più morbida quella delle mie scarpette o delle  mia moto).
Sesto tiro, sulla carta lo classificano come 5b/5c non banale…che cavolo vuol dire poi? Arrivo in sosta e penso…”mmm questo tiro era un 5c ma non banale davvero”.
Scatto qualche foto, bevo qualcosa e penso che è una bella giornata, sono felice e che non capisco cosa cavolo ha la mia pancia da rompere…
Settimo tiro, roba facile su placca ben appigliata e un po’ unta ma “scivola” via veloce.
Ottavo tiro, placca che costeggia il “quasi” diedro, con un passaggino carino sul finale.
Nono tiro , roba facile, su dritti e poi verso destra e arrivo su una sosta comoda. Uno sguardo molto in su fa intravedere le piante…quindi la fine della parete è vicina…ma visto che si procede “steep to steep” forse è meglio che guardo maledettamente di fronte al mio naso...e mi vedo un bel muretto lavorato con tacchette piccole sparse. Mentre recupero i soci inizio a studiarlo ma non lo vedo ancora chiarissimo...
Arrivati Luca e Macca parto, mi alzo di qualche metro e infilo la mano sinistra in un buco buono ma untissimo (questo tiro e l’ultimo sono in comune con giochi di silvia quindi molto più frequentato)...intenibile...cerco allora nelle tacche e confidando in qualche bidito e pinzate salgo verso sinistra... qualche bel respiro, un pò di streppa e via...il passaggio chiave è fatto...il tiro molla quasi subito e arrivo in sosta, a pochi metri dall’uscita della parete...ma non a sufficienza per arrivarci con i 60 m di corda che ho. Mi godo il paesaggio...è praticamente fatta...
Undicesimo tiro, le famose “facili roccette finali” ma unte unte...ma passo tranquillo lo stesso.
La sosta finale è una bella pianta. Recupero i soci, arriva Luca e poi Macca...stretta di mano di rito e sono felice.
Prima uscita su roccia per il 2012 molto soddisfacente, via sicuramente non “indimenticabile” ma pazienza!
Mi sono goduto una giornata in parete con due amici, in fondo queste giornate sono sempre “il tiro più bello”.